Breve storia dei necrologi: dalla pergamena a internet
Annunciare pubblicamente una morte è un bisogno antico quanto le città. Quello che è cambiato è la bacheca.
Campane e avvisi parrocchiali
Per secoli, la notizia corse di bocca in bocca e a colpi di campana: il rintocco a morto avvisava il paese intero. Nelle chiese si leggevano i nomi dei defunti della settimana, e quella lettura era, in pratica, il necrologio della comunità.
Il necrologio stampato
Con la stampa arrivarono i ricordini e i manifesti funebri che le famiglie facevano affiggere — in molti paesi italiani si vedono ancora sui muri —, e con i giornali dell'Ottocento il necrologio moderno: quel riquadro con croce, nome e date che per oltre cent'anni fu il modo ufficiale di sapere chi era mancato. In molte case, la prima pagina del giornale che si leggeva era quella dei necrologi.
Il Novecento: l'apice e il prezzo
Il necrologio sul giornale divenne anche un simbolo sociale: più grande il riquadro, più importante la famiglia. Pubblicarlo costava — e costa — caro, e durava esattamente un giorno.
L'era digitale
Internet ha cambiato i due limiti di sempre: lo spazio e il tempo. Un memoriale online non deve riassumere una vita in quattro righe né sparisce con il giornale di ieri. E aggiunge qualcosa di nuovo: la partecipazione. Le condoglianze, che prima erano private, ora si riuniscono in uno stesso luogo, e chi è lontano può dare l'ultimo saluto come chi abita accanto.
Ciò che non cambia
Il bisogno di fondo è lo stesso dai tempi delle campane: dire al mondo che qualcuno è stato importante, e dare alla comunità un luogo dove stringersi. Solo che adesso quel luogo non si cancella.
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