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Il lutto nell'era digitale: memoriali, social e ricordo online

Per la prima volta nella storia, la maggior parte delle persone lascia morendo un'impronta digitale: foto sul cloud, profili, conversazioni. Anche il lutto è cambiato con questo.

Cosa ha cambiato internet

  • La distanza conta meno. Chi è emigrato può dare l'ultimo saluto, stare vicino e tornare a visitare il ricordo senza attraversare l'oceano.
  • Le condoglianze sono diventate collettive. Non sono più lettere private che si perdono: si riuniscono e si rileggono.
  • Il ricordo ha un indirizzo. Prima, per «andare a trovare» la persona bisognava andare al cimitero. Ora esiste anche un luogo accessibile da qualsiasi posto, a qualsiasi ora.

Il problema dei profili orfani

I social network non sono stati progettati per la morte. Profili che fanno gli auguri di compleanno a chi non c'è più, account che nessuno riesce a chiudere, foto sparse in servizi che scadono… L'impronta digitale spontanea è fragile e a volte dolorosa.

Il memoriale come luogo proprio

Di fronte a quella dispersione, un memoriale online è un luogo pensato esattamente per questo: la storia raccontata con calma, le foto scelte, le condoglianze in ordine, e tutto sotto il controllo della famiglia, che decide cosa viene pubblicato. Non dipende dall'algoritmo di nessun social né dalle regole di una piattaforma che domani cambia.

Un consiglio pratico

Così come si eredita una casa, si eredita una memoria digitale. Conviene che più di un familiare custodisca l'accesso di gestione del memoriale, e che le foto importanti siano anche scaricate. La memoria merita la stessa lungimiranza di qualsiasi altro patrimonio.

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